Guida pratica su come ottenere il codice CIN per affitti brevi

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Cosa cambia con l’introduzione del Codice Identificativo Nazionale per gli affitti brevi in Italia?

Questo articolo è rivolto a tutti quei proprietari, gestori di strutture ricettive e property manager di affitti brevi che si trovano a chiedersi quando diventerà obbligatorio il possesso del Codice CIN e quali saranno le conseguenze sulle loro attività. Nel corso di questa guida, ci proponiamo di dissipare i dubbi, approfondendo il concetto di Codice Identificativo Nazionale, illustrandone l’utilità, spiegando come ottenerlo, e delineando i nuovi obblighi di legge per gli affitti brevi, insieme alle relative sanzioni in caso di non conformità.

  • Il Codice Identificativo Nazionale (CIN) rappresenta un nuovo standard introdotto per sostituire il precedente Codice Identificativo Regionale (CIR), precedentemente in uso in diverse regioni italiane. Questa transizione è stata effettuata al fine di uniformare e semplificare il sistema di identificazione degli immobili destinati agli affitti brevi.
  • Il processo di ottenimento del Codice CIN avviene tramite una procedura automatizzata gestita dal Ministero del Turismo. Tale procedura richiede una specifica domanda da parte del locatore, contenente i dati catastali dell’immobile e i requisiti di sicurezza richiesti. Una volta soddisfatti questi criteri, il Ministero rilascia il Codice CIN.
  • Il Codice CIN è obbligatorio per tutti gli immobili destinati agli affitti brevi, inclusi diversi tipi di locazioni turistiche, strutture alberghiere e extralberghiere, come le case vacanze e gli appartamenti turistici.
  • In conformità con le disposizioni normative, è obbligatorio esporre il Codice CIN all’esterno della struttura e su ogni annuncio online. Questa esposizione è richiesta su portali dedicati agli affitti brevi, nonché su qualsiasi sito web dove la struttura viene pubblicizzata. Tale misura mira a garantire la trasparenza e la tracciabilità degli immobili destinati agli affitti brevi, contribuendo a migliorare la sicurezza e la qualità del settore turistico.

Il 2024 ha visto l’entrata in vigore di una serie di nuove disposizioni normative, promulgate attraverso il Decreto Legislativo del 18 dicembre 2023, numero 145, comunemente noto come decreto Anticipi. Tra le innovazioni più significative, si evidenzia l’introduzione della cedolare secca al 26% per i proprietari di più di un immobile, l’attuazione di normative sulla sicurezza più rigide per gli affitti brevi e, infine, l’obbligo di ottenere il Codice CIN, comportando così nuovi doveri e sanzioni.

Che cos’è il CIN?

Il Codice Identificativo Nazionale (CIN) è un elemento cruciale nel panorama degli affitti brevi e delle strutture ricettive in Italia. Si tratta di un codice univoco assegnato dal Ministero del Turismo a tutte le proprietà destinate all’uso turistico, compresi gli alberghi, i bed and breakfast, gli ostelli, gli agriturismi e le affittacamere.

La sua importanza è sottolineata dalla recente introduzione di una Banca Dati Nazionale che registra i dettagli di queste strutture. Questa iniziativa mira a migliorare la tracciabilità e il controllo nel settore degli affitti brevi e delle strutture ricettive. Grazie a questa registrazione centralizzata, si promuove una gestione più efficiente e trasparente, fornendo un quadro più chiaro delle proprietà disponibili e delle loro caratteristiche.

Da quando sarà obbligatorio il codice CIN?

Secondo il comunicato ufficiale del Ministero del Turismo, come riportato sul proprio sito ufficiale, attualmente l’obbligo del Codice CIN è vincolato a un periodo di 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’avviso che confermerà l’operatività della Banca Dati Nazionale e del portale telematico del MITUR per l’assegnazione del CIN. È da notare che questo avviso non si limita al rilascio del codice CIN, ma riguarda anche le nuove norme sulla sicurezza degli affitti brevi previste per il 2024.

Il processo di allineamento della banca dati nazionale è in corso attualmente, e aggiorneremo questo articolo non appena saranno disponibili nuove indicazioni e chiarimenti da parte del Ministero sul portale del MITUR.

È consigliabile conformarsi alle nuove regolamentazioni il prima possibile, anche se la data effettiva di entrata in vigore è legata alla piena operatività della nuova banca dati nazionale.

Chi deve avere il codice CIN?

Il Codice Identificativo Nazionale (CIN) è necessario per le seguenti categorie di immobili e strutture:

  • Unità immobiliari ad uso abitativo destinate a contratti di locazione per finalità turistiche
  • Locazioni brevi di immobili
  • Strutture turistico-ricettive, sia alberghiere che extralberghiere

Come ottenere il Codice Identificativo Nazionale (CIN): Ecco quali sono i requisiti necessari

Per ottenere il Codice Identificativo Nazionale (CIN) per una struttura turistica, è fondamentale seguire la procedura online automatizzata del Ministero del Turismo. Qui di seguito sono delineati i passaggi principali e i requisiti specifici da soddisfare:

  1. Richiesta Online: Il primo passo consiste nel compilare una richiesta formale sul portale web del Ministero del Turismo per ottenere il Codice CIN. Questo processo avviene esclusivamente online, utilizzando un sistema automatizzato per garantire efficienza e precisione.
  2. Documenti Necessari per la Richiesta del CIN:
    • Per Soggetti Privati Non Imprenditoriali: È richiesta una dichiarazione che includa i dati catastali dell’immobile di proprietà.
    • Per Attività Imprenditoriali: Oltre alla documentazione contenente i dati catastali, è necessario allegare un documento che attesti la conformità ai nuovi requisiti di sicurezza stabiliti.

In breve, il titolare delle proprietà o delle strutture ricettive, che includono alberghi ed extra-alberghi, deve avanzare una richiesta specifica al Ministero del Turismo. La tipologia dei documenti necessari varia in base alla natura dell’attività, distinguendo tra soggetti privati e imprenditoriali. Nel caso di attività imprenditoriali, è di vitale importanza presentare anche la documentazione relativa ai requisiti di sicurezza aggiornati.

A chi comunicare il codice CIN e quali obblighi hanno i locatori?

Il codice CIN dovrebbe essere esposto anziché comunicato. A livello nazionale, i locatori hanno l’obbligo di mostrare il Codice Identificativo Nazionale (CIN) all’esterno delle strutture e sui portali online. Le direttive sono le seguenti:

  1. Esposizione esterna: Il codice CIN deve essere visibile all’esterno dell’edificio, posizionato vicino al nome dell’immobile a cui si riferisce. Questo passo è fondamentale per assicurare una chiara identificazione e visibilità della struttura.
  2. Annunci online: Il codice CIN deve essere incluso in ogni annuncio pubblicato su portali online OTA (come Airbnb, Booking.com, Expedia) e su qualsiasi sito web in cui la struttura è pubblicizzata, incluso il sito web per prenotazioni dirette. Questa prassi garantisce trasparenza e chiara identificazione conforme alla legge anche durante la fase di ricerca e prenotazione online.

Sanzioni previste per mancato possesso del codice CIN

Le penalità per la violazione delle disposizioni relative al Codice Identificativo Nazionale (CIN) variano a seconda del tipo di infrazione commessa.

Se una struttura pubblicizza o affitta un immobile senza possedere regolarmente il Codice CIN, sono previste sanzioni pecuniarie significative, che possono andare da 800 € a 8.000 €.

La mancata esposizione del Codice CIN all’esterno della struttura o in qualsiasi annuncio online su portali e siti web può comportare multe che oscillano tra 500 € e 5.000 €. Questa disposizione mira a garantire che i potenziali ospiti siano pienamente informati sull’identità e la regolarità della struttura durante la fase di ricerca e prenotazione online.

Per quanto riguarda i requisiti di sicurezza, la non conformità a tali normative può risultare in sanzioni che vanno da 600 € a 6.000 € per ogni violazione accertata.

Inoltre, tra le novità del Decreto Anticipi, vi è una modifica riguardante la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). La mancata comunicazione della SCIA può comportare sanzioni che vanno da 200 € a 10.000 €.

In sintesi, l’introduzione di sanzioni più severe non solo sottolinea l’importanza di seguire le procedure amministrative necessarie per evitare di incorrere in queste cifre esose, ma mira anche a promuovere la regolarità e la trasparenza nel settore degli affitti brevi e delle strutture ricettive in Italia, che ancora faticano ad essere regolarizzati.

Chi verifica la regolarità e applicazione della nuova normativa codice CIN?

Le autorità comunali e locali di polizia avranno il compito di vigilare sulla regolarità e il rispetto delle normative riguardanti il Codice Identificativo Nazionale (CIN) e la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per le strutture ricettive e gli affitti brevi. Saranno responsabili di garantire che tali entità operino in conformità con le disposizioni normative.

I controlli riguarderanno sia eventuali violazioni del Codice CIN, come la mancata esposizione o richiesta, sia la corretta comunicazione della SCIA. Le sanzioni previste dalla legge saranno applicate in caso di irregolarità.

La riscossione delle sanzioni sarà gestita dai municipi dove si trovano le strutture coinvolte. Le entrate derivanti saranno poi reinvestite nei fondi comunali per sostenere iniziative volte a potenziare il turismo locale e migliorare i servizi pubblici a vantaggio della comunità.

Questo sistema non solo promuove il rispetto delle norme, ma assicura che le sanzioni finanziarie contribuiscano al bene comune e favoriscano lo sviluppo sostenibile del turismo locale.