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Airbnb e Tasse di Soggiorno a Como

Airbnb e Tasse di Soggiorno a Como

Il Comune di Como ha recentemente ribattuto alle comunicazioni di Airbnb, precisando che i gestori di case vacanza non devono tener conto di un’email riguardante la tassa di soggiorno. Questa dichiarazione contraddice quanto comunicato da Airbnb e solleva interrogativi sulle implicazioni e le ragioni di tale discrepanza. La situazione solleva una serie di domande riguardo alla comunicazione tra Airbnb e le autorità locali, nonché sulla corretta applicazione delle normative fiscali e turistiche. Inoltre, pone l’attenzione sulla necessità di chiarire la posizione del Comune di Como riguardo alla gestione delle case vacanza e alla tassazione dei soggiorni turistici. È possibile che ci siano stati malintesi o errori di interpretazione tra le parti coinvolte, il che richiede una maggiore trasparenza e cooperazione per garantire una gestione adeguata e conforme alle normative vigenti. In ultima analisi, l’episodio solleva questioni fondamentali riguardo alla regolamentazione del settore degli affitti turistici e alla necessità di un dialogo chiaro e continuo tra le piattaforme online, come Airbnb, e le autorità locali per garantire il rispetto delle leggi e dei regolamenti in vigore. Si informa che il Comune di Como non ha attualmente in essere alcuna convenzione con il portale AIRBNB per la riscossione dell’imposta di soggiorno. A seguito della e-mail di AIRBNB a parecchi gestori di case vacanza, ricorre quindi l’obbligo di segnalare che la normativa vigente richiamata in detta comunicazione (modifiche al D.L. 50/2017 introdotte dalla Legge 213/2023 “Finanziaria 2024”) si riferisce alla cosiddetta “cedolare secca” e non all’imposta di soggiorno. Si invitano pertanto i gestori a non considerare tale comunicazione di AIRBNB ed a continuare a provvedere al riversamento diretto dell’imposta di soggiorno al Comune di Como con le consuete modalità.

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Tutte le novità del 2024 per gli affitti brevi

Tutte le novità del 2024 per gli affitti brevi

Il “Decreto Anticipi”, emanato attraverso il Decreto-legge n. 145 del 18 ottobre 2023 e successivamente convertito in Legge con la n. 191 del 15 dicembre 2023, rappresenta un significativo cambiamento nel panorama degli affitti brevi. Tale provvedimento avrà un impatto rilevante sia sul fronte degli inquilini e dei consumatori che su quello dei proprietari di immobili, influenzando altresì le dinamiche delle grandi piattaforme di intermediazione, tra cui Airbnb, Booking e altre. Attribuzione del Codice Identificativo Nazionale (CIN): Il Ministero del Turismo sarà responsabile dell’assegnazione del Codice Identificativo Nazionale (CIN) alle unità immobiliari destinate a contratti di locazione per scopi turistici, inclusi gli affitti a breve termine, nonché alle strutture turistiche ricettive, sia alberghiere che extralberghiere. Esposizione del CIN: I proprietari di immobili devono affiggere il Codice Identificativo di Nucleo in modo visibile all’esterno dell’edificio e indicarlo in ogni annuncio pubblicato. Questo obbligo si estende anche agli intermediari immobiliari e ai gestori di portali telematici, che devono seguire procedure simili per garantire la trasparenza e l’identificazione chiara del CIN associato a un determinato immobile. Obblighi di comunicazione e di Sicurezza: Le abitazioni destinate alla locazione turistica devono obbligatoriamente essere equipaggiate con dispositivi di rilevazione per gas combustibili e monossido di carbonio, oltre a essere dotate di estintori portatili. Inoltre, è stato introdotto il requisito della presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) presso lo sportello SUAP del Comune in cui si trova l’immobile. Sanzioni: Vengono stabilite sanzioni pecuniarie per l’assenza del CIN (da 800 a 8000 euro), per la mancata esposizione del CIN (da 500 a 5000 euro), per la mancata presentazione della SCIA (da 2000 a 10mila euro) e per la locazione di unità immobiliari prive dei requisiti di sicurezza (da 600 a 6000 euro per ogni violazione accertata).

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Conferma se vuoi che Airbnb trattenga le tue imposte sul reddito

Conferma se vuoi che Airbnb trattenga le tue imposte sul reddito

In questi giorni Airbnb sta inviando un messaggio a tutti gli Host riguardo la gestione della cedolare secca. Hai tempo fino al 14 gennaio 2024 per confermare la tua scelta La legge italiana impone a Airbnb di applicare una ritenuta fiscale del 21% sui guadagni degli host non professionali derivanti da locazioni brevi (fino a 30 notti). Esempi di host non professionali comprendono host che non sono dotati di partita IVA e che concedono in locazione meno di 5 alloggi. Primo caso: Airbnb applicherà la ritenuta fiscale. Ciò significa che tratterrà il 21% dei guadagni derivanti dagli annunci per assolvere agli obblighi fiscali e lo verseremo all’Agenzia delle Entrate. Secondo caso: Se sei host professionale o gestisci alloggi per conto di altre persone, puoi scegliere di non essere soggetto alla ritenuta fiscale. Ciò significa che le tasse non saranno trattenute da Airbnb e che sarai responsabile della gestione dei tuoi obblighi fiscali.

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CIN e altre regole

CIN e altre regole

Nel contesto delle locazioni brevi e delle strutture extra-alberghiere in Italia, si sono verificate significative trasformazioni grazie all’approvazione della recente riforma, che ha ottenuto l’approvazione del Senato il 14 dicembre e successivamente è stata ratificata anche dalla Camera dei Deputati. Le modifiche apportate non si limitano agli affitti brevi, ma coinvolgono l’intero panorama delle attività ricettive, compresi i Bed & Breakfast e altre strutture extra-alberghiere. Tra le novità più rilevanti si segnala l’introduzione del CIN, acronimo di Codice Identificativo Nazionale. Questo codice verrà assegnato dal Ministero del Turismo e richiederà una presentazione telematica da parte del locatore o del gestore della struttura turistico-ricettiva. Tale richiesta dovrà essere accompagnata da una dichiarazione sostitutiva che attesti, tra le altre cose, i dati catastali dell’unità immobiliare o della struttura. Gli operatori avranno a disposizione sessanta giorni per adeguarsi a partire dall’attivazione della piattaforma del Ministero del Turismo. È probabile che alcune regioni richiedano anche la ricodifica del codice identificativo regionale già assegnato. Un requisito cruciale imposto dalla riforma è l’obbligo per tutte le strutture ricettive, indipendentemente dalla tipologia (affitti brevi, B&B o altri), di esporre il CIN all’esterno dello stabile in cui si trova l’appartamento o la struttura. Inoltre, il codice dovrà essere indicato in ogni annuncio pubblicato e comunicato. Questa norma si applica anche agli operatori di intermediazione immobiliare e ai gestori di portali telematici, i quali devono inserire il CIN nelle loro inserzioni. È fondamentale sottolineare che la mancata adesione all’obbligo di esposizione del CIN può comportare sanzioni significative, che vanno da 800 a 8000 euro per gli Host e i Gestori, e da 500 a 5000 euro per ogni struttura per i portali telematici. Oltre a questa innovazione, la riforma introduce anche nuovi requisiti di sicurezza per tutte le attività di locazione breve e turistica. Le strutture dovranno essere dotate di dispositivi funzionanti per la rilevazione di gas combustibili e monossido di carbonio, nonché di estintori portatili conformi alla normativa. Questi dispositivi devono essere posizionati in modo accessibile e visibile, specialmente vicino agli ingressi e alle aree a maggiore rischio. La quantità di estintori da installare dovrà rispettare una proporzione di uno ogni 200 metri quadrati di pavimento, con almeno un estintore per piano. È di vitale importanza che gli estintori abbiano una capacità estinguente adeguata e siano sempre pronti per un uso immediato. Infine, la riforma impone la presentazione di una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per coloro che svolgono attività di locazione turistica a scopo imprenditoriale, sia direttamente che attraverso intermediari. Questa segnalazione dovrà essere effettuata presso lo sportello unico per le attività produttive (SUAP) del comune in cui si svolge l’attività. Nel caso in cui l’attività sia gestita da una società, la SCIA dovrà essere presentata dal suo legale rappresentante. Il testo completo dell’articolo 13-ter del Decreto Anticipi Art. 13-ter. – (Disciplina delle locazioni per finalità turistiche, delle locazioni brevi, delle attività turistico-ricettive e del codice identificativo nazionale). 1. Al fine di assicurare la tutela della concorrenza e della trasparenza del mercato, il coordinamento informativo, statistico…

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Modifiche alle norme sulla cedolare secca

Modifiche alle norme sulla cedolare secca

A partire dal 1° gennaio 2024, in base alla nuova legge di bilancio del governo italiano, le OTA hanno l’obbligo di riscuotere la cedolare secca e di versarla alle autorità fiscali italiane. Tale procedura si applica agli Host che usufruiscono del servizio Pagamenti tramite le OTA e se l’Host rientra in tutti i seguenti casi: Affitta tra uno e quattro immobili residenziali (con almeno uno iscritto come immobile residenziale nel registro catastale italiano) Non ha fornito un numero di partita IVA o non ne possiede uno Non offre alcun extra oltre all’alloggio. Per “extra” si intendono i servizi aggiuntivi, per esempio: pasti (inclusa la colazione), servizio in camera, reception, pulizia giornaliera degli alloggi, lavanderia, stiratura, noleggio auto, guida turistica, organizzazione di tour, servizio di traduzione, noleggio biciclette o navetta aeroportuale. Importante le OTA saranno tenute a riscuotere la cedolare secca al 21% sul valore totale delle prenotazioni il cui pagamento è facilitato con il servizio Pagamenti, per gli affitti di durata massima di 30 giorni (sono escluse altre tasse come l’IVA e la tassa di soggiorno). Le OTA pagheranno questa imposta alle autorità fiscali italiane mensilmente. Le OTA invieranno una certificazione annuale con l’indicazione dell’importo totale della cedolare secca riscossa. L’Host potrà utilizzare questa certificazione per recuperare tale importo quando presenterà la dichiarazione dei redditi personale.

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Codice identificativo per gli affitti brevi

Codice identificativo per gli affitti brevi

Il codice identificativo anti-sommerso, ideato per rendere più tracciabile il mercato degli affitti brevi nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, è ora ufficialmente legge. Il decreto Anticipi, recentemente approvato in via definitiva dalla Camera, include anche la nuova regolamentazione delle locazioni turistiche. Il codice identificativo sarà assegnato dal Ministero del Turismo attraverso una procedura automatizzata, richiedendo la presentazione di una domanda che specifichi i dati catastali della struttura per ogni unità soggetta a locazione turistica. Tali unità verranno catalogate in una banca dati, strutturata su una piattaforma già regolamentata da normative precedentemente mai attuate. Il funzionamento di questa nuova piattaforma sarà dettagliato in un successivo decreto, ma sarà accessibile al pubblico. I codici regionali già emessi saranno ricodificati come “Cin” dalle Regioni o dalle Province autonome entro un termine di trenta giorni. Sono previste sanzioni per coloro che non si adeguano a queste disposizioni. Chi affitta una proprietà è tenuto ad esporre il Cin all’esterno dello stabile e indicarlo in ogni annuncio online. La mancata esposizione del Codice Identificativo sarà sanzionata con una multa da 500 a 5.000 euro, mentre la pubblicazione di annunci privi di Cin comporterà sanzioni da 800 a 8.000 euro. La nuova legge impone anche l’obbligo di avere impianti a norma, rilevatori di fumo, monossido ed estintori facilmente accessibili. Chi, in forma imprenditoriale, non rispetta questi requisiti sarà soggetto a sanzioni da 600 a 6.000 euro, con le verifiche e le relative sanzioni attribuite ai Comuni. Le sanzioni recuperate saranno destinate agli interventi turistici e alla gestione dei rifiuti da parte delle amministrazioni locali. I dati raccolti attraverso il codice unico e la piattaforma non saranno statici ma costituiranno la base per indagini e approfondimenti condotti dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate. Il Ministro del Turismo, Daniela Santanchè, definisce questa norma come “un primo passo per mettere ordine in un settore attualmente simile a un far west”. La legge mira a proteggere coloro che operano nell’ambito imprenditoriale, tutelando la proprietà privata e contribuendo a contrastare l’evasione fiscale.

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Ritenuta fiscale sui guadagni degli host

Ritenuta fiscale sui guadagni degli host

Airbnb ha recentemente raggiunto un accordo significativo con l’Agenzia delle Entrate riguardante la tassazione dei redditi degli host non professionali derivanti dalle locazioni brevi, conosciuta anche come “cedolare secca”, per gli anni fiscali dal 2017 al 2021. In virtù di questo accordo, Airbnb ha accettato di versare un importo totale di 576 milioni di euro, rappresentando un notevole impegno finanziario. È importante sottolineare che Airbnb ha scelto di non trasferire agli host la responsabilità del recupero delle ritenute fiscali relative a questo periodo, dimostrando un atteggiamento collaborativo e responsabile nei confronti degli utenti della piattaforma. Questo passo contribuisce a stabilire un clima di fiducia e trasparenza tra la società e la comunità di host. Inoltre, l’accordo non rappresenta una chiusura definitiva, ma piuttosto segna una tappa nel percorso di collaborazione tra Airbnb e le autorità fiscali italiane. La società ha dichiarato di essere impegnata in un dialogo costruttivo per quanto riguarda il periodo successivo, ossia gli anni fiscali 2022-2023. Questo impegno evidenzia la volontà di Airbnb di mantenere una relazione aperta e positiva con le autorità competenti. Vale la pena notare che l’Italia riveste un ruolo di rilievo per Airbnb, come indicato dalla stessa società. L’accordo appena siglato è interpretato come un passo importante che consentirà ad Airbnb di concentrarsi sulla continuazione della collaborazione con le autorità italiane. Tale collaborazione riguarderà diversi aspetti, tra cui la gestione delle tasse, la definizione delle regole per le locazioni brevi e l’impegno nel promuovere il turismo sostenibile. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire vantaggi sia agli host che agli ospiti, creando un ambiente favorevole e sostenibile per tutte le parti coinvolte. Cosa succederà in futuro Nel mese di ottobre 2023, il Governo italiano ha presentato la Legge di Bilancio per il 2024, la quale, nella sua versione attuale, fornisce chiarezza su come le piattaforme dovrebbero gestire in futuro la ritenuta delle imposte sul reddito degli host non professionali in Italia. Accogliamo positivamente questa proposta normativa e ci stiamo preparando ad attuarla attraverso l’introduzione di un meccanismo di trattenuta e versamento delle imposte sui redditi degli host. Questi dati saranno successivamente comunicati all’Agenzia delle Entrate. Parallelamente, Airbnb sta impegnandosi per conformarsi a DAC7, la normativa quadro europea sulla trasmissione dei dati fiscali da parte delle piattaforme digitali. Queste regole mirano a facilitare la raccolta delle tasse dovute da parte delle autorità nazionali, promuovendo nel contempo un sistema di trasmissione dei dati coerente e standardizzato. Gli host italiani sono stati informati in anticipo su come questi cambiamenti influiranno sulle loro attività tramite Airbnb. Continueremo a richiedere loro le informazioni necessarie in conformità con DAC7 prima di condividerle con l’Autorità fiscale in Irlanda, dove Airbnb Ireland ha la propria sede, nel gennaio 2024, e successivamente con l’Agenzia delle Entrate. Inoltre, Airbnb accoglie favorevolmente i progressi compiuti in merito alle regole sugli affitti brevi, inclusa la creazione di un sistema di registrazione nazionale in Italia e il quadro europeo di condivisione dei dati. Questi sviluppi renderanno più agevole per i centri storici, come quelli di Venezia e…

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Accordo Airbnb-Agenzia delle entrate: implicazioni e prospettive

Accordo Airbnb-Agenzia delle entrate: implicazioni e prospettive

È giunta un’importante notizia insieme a profonde modifiche negli obblighi fiscali, poiché Airbnb ha concluso un accordo senza precedenti con l’Agenzia delle Entrate italiana, risolvendo una questione fiscale a lungo dibattuta. Questo accordo segna una svolta significativa sia per la piattaforma che per gli host che usufruiscono del servizio in Italia. Antefatti dell’Accordo: Il patto riguarda gli anni fiscali dal 2017 al 2021, con Airbnb che verserà 576 milioni di euro al Fisco italiano, senza richiedere compensazioni agli host. Questo importo include ritenute dovute e non versate (353 milioni), sanzioni (174 milioni) e interessi (49 milioni). L’accordo rispetta le sentenze della Corte di Giustizia UE e del Consiglio di Stato, confermando l’obbligo di riscossione della cedolare secca per gli affitti brevi. Ruolo di Airbnb e Implicazioni per gli Host: Airbnb, come responsabile in solido, ha l’obbligo di versare le tasse arretrate, ma l’accordo prevede che non eserciterà la rivalsa sugli host. Una buona notizia per gli host inadempienti, ma con il rischio di doppia tassazione per i contribuenti adempienti negli anni 2017-2021. Rischi e regolarizzazioni: Airbnb sottolinea la necessità di affrontare i redditi del 2022. Chi ha omesso di dichiararli o li ha dichiarati solo in parte ha la possibilità di presentare una dichiarazione tardiva entro il 28 febbraio 2024 per evitare sanzioni elevate, che possono arrivare al 480% per dichiarazione omessa e al 400% per dichiarazione infedele. Property manager e tassazione al lordo: Airbnb agirà come “sostituto d’imposta” dal 2024, comportando cambiamenti per i property manager che non saranno più obbligati alla ritenuta. La tassazione sarà al lordo, con Airbnb che tratterrà il 21% sull’intero compenso, come previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Prospettive Future: Si prevedono ulteriori accordi con altri portali operanti in Italia, e questo potrebbe influenzare normative globali su economie digitali e turismo sostenibile.

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Campagna Fact-checking di Airbnb

Campagna Fact-checking di Airbnb

  Di particolare interesse questa recente campagna di Airbnb che approfondisce il tema della diffusione di questa forma di turismo in Italia rispondendo indirettamente ad alcune « fake news » circa la presunta invadenza di alloggi destinati alle locazioni turistiche, la loro responsabilità per quanto concerne lo spopolamento dei centri storici delle città d’arte e la concorrenza nei confronti delle strutture alberghiere. Con tale compagna Airbnb sembra voler rispondere alle accuse di essere tra i principali responsabili della cosiddetta « gentrificazione » dei centri storici delle città d’arte italiane.  La gentrificazione, in questo ambito,  è intesa come il processo di trasformazione di un quartiere ad elevata vocazione turistica a causa dell’aumento del prezzo degli immobili e della sostituzione delle attività economiche tradizionali con quelle a vocazione prettamente turistica. BUONA LETTURA   IN BREVE, SECONDO AIRBNB : 1 – LE CASE AFFITTATE SULLA PIATTAFORMA SAREBBERO UNA MINIMA PARTE DEGLI IMMOBILI NELLE CITTÀ 2 – 80% DEGLI HOST AFFITTEREBBERO 1 SOLO ALLOGGIO SULLA PIATTAFORMA 3 – OLTRE L’80% DEI RESIDENTI NELLE GRANDI CITTÀ D’ARTE SAREBBE FAVOREVOLE ALLE LOCAZIONI BREVI 4- LE LOCAZIONI TURISTICHE SAREBBERO UN IMPORTANTE STRUMENTO DI SOSTEGNO ECONOMICO PER I PROPRIETARI E LE FAMIGLIE 5 – GLI HOST PREFERIREBBERO GLI AFFITTI BREVI PERCHÉ SONO PIÙ SICURI DELGI AFFITTI TRADIZIONALI        

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La Direttiva DAC7

La Direttiva DAC7

La DAC7 (Direttiva UE 2021/514) è una legge attuata dall’Unione Europea per facilitare la cooperazione fiscale tra gli Stati membri. Il suo scopo principale è quello di promuovere la trasparenza dei redditi dei venditori (ovvero degli host) che utilizzano piattaforme online. In qualità di piattaforme online, le OTA sono tenute a fornire all’autorità fiscale competente determinate informazioni sui nostri host che effettuano transazioni attraverso le piattaforme di prenotazione. L’autorità fiscale competente condividerà le informazioni con le autorità fiscali di altri Stati membri dell’UE. Ai sensi della DAC7 e della legislazione nazionale pertinente, le OTA sono tenute a raccogliere le seguenti informazioni dagli host per determinare se queste debbano essere comunicate all’autorità fiscale competente nell’UE. Informazioni personali 1. nome e cognome 2. indirizzo della residenza principale 3. data di nascita 4. codice fiscale (TIN) e Stato membro dell’UE in cui è stato rilasciato 5. luogo di nascita (se il codice fiscale non è disponibile) 6. numero di identificazione dell’imposta sulle vendite (se disponibile)

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